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14/02/2017 - Articoli, Notizie

Cos'è l'autismo? Dialogo con Simonetta Lumachi

Cos'è l'autismo? Dialogo con Simonetta Lumachi
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Simonetta Lumachi è una delle fondatrici dell'Accademia Philos ed è stata una della prime a collaborare con Scuola di Robotica nel campo dell'autismo. Oggi vi proponiamo il dialogo che abbiamo avuto con lei riguardo lo spettro dell'autismo e le sue peculiarità.

Dottoressa Lumachi come si diagnostica l’autismo?

Esistono due manuali che permettono la diagnosi dell'autismo a livello internazionale, uno è l’ICD 10, l'altro è il DSM 5. Questi manuali sono uguali in tutto il mondo pertanto al soggetto autistico viene attribuito un codice e questo è riconosciuto a livello mondiale. Per arrivare alla diagnosi c'è bisogno della figura del neuropsichiatra infantile che  basa la diagnosi su una parte osservativa attraverso dei test.

Come nasce l'autismo?

L'autismo è multifattoriale pertanto non ha un'unica causa; ad oggi non è chiaro quale sia la causa principale però sicuramente esiste una parte genetica ovvero una variazione del gene che avviene durante il periodo in cui il bambino è ancora feto. Con l'avvento dell'ultimo DSM 5 è stata introdotta un’importante modifica: prima si poteva parlare di soggetti Asperger mentre adesso questa dicitura è stata eliminata e rientra all'interno di una casistica definita autismo e che può avere diversi livelli da quelli più gravi a quello sottosoglia o variante alla norma.  

Quali sono la caratteristiche principali di questo disturbo?

Innanzitutto abbiamo l'asse fondamentale della comunicazione sociale ovvero tutto quello che riguarda la comunicazione e che può variare dal soggetto autistico più grave, che può avere anche la comunicazione verbale compromessa, ai soggetti che parlano ma lo fanno con una tonematica un po' particolare, solitamente monotona. L'altro asse fondamentale riguarda gli interessi particolari stereotipati ovvero l’interesse che ingabbia e che si trasforma in ossessione. Ovviamente bisogna analizzare queste due aree e capire quanto incidono nella vita del soggetto. Nel paziente grave saranno limitative mentre nel soggetto sottosoglia porteranno sofferenza nonostante le limitazioni siano minori. Di norma il soggetto autistico non ha dettagli somatici particolari o segni riconoscibili tuttavia questi pazienti hanno una “carrozzina trasparente” che è terribile perchè non viene percepita dagli altri. Se poi questo soggetto ha anche un buon quoziente intellettivo e riesce a rapportarsi in maniera socialmente accettabile è difficile per i compagni di classe o per gli insegnanti accettare i disturbi di questa persona.  

E come si previene questo?

Noi il grosso del lavoro lo facciamo andando a presentare le caratteristiche del soggetto prima che il soggetto entri nella classe. Quindi durante le transizioni da un ciclo scolastico all’altro parliamo con la classe delle caratteristiche del soggetto e proviamo a  spiegare quali sono le possibilità che si hanno per aiutare questo compagno.

L’inadeguatezza è il problema principale dell’autismo?

Si, quelli che hanno una buona intelligenza e riescono quindi a osservare e a sentirsi diversi si sentono inadeguati mentre chi è inconsapevole, ovvero i pazienti più gravi, paradossalmente non si rende conto e quindi vive nella propria bolla.

Qual è la vita che si prospetta a un soggetto autistico?

Ovviamente dipende dal soggetto, io ne seguo molti che lavorano e si muovono in autonomia e potenzialmente potrebbero avere una vita buona e indipendente. Ci sono poi quelli con più difficoltà destinati ad avere una vita più legata alla famiglia.

Quali sono i primi riscontri in un bambino che portano ai primi sospetti?

Solitamente non risponde quando viene chiamato, oppure non sorride, non ha una mimica sociale, ha delle difficoltà a comunicare o a condividere il gioco con altri. Noi andiamo a lavorare sui requisiti base per poter costruire nel tempo la socializzazione poi, lentamente, questo soggetto viene accompagnato a scuola e seguito durante il suo percorso. Infine dai quindici anni cerchiamo di prepararli a vivere da soli insegnando le abilità sociali.

Intervista a cura di Gianluca Pedemonte

tags:

Accademia Philos, Autismo, Robotica creativa