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25/04/2017 - Articoli, Notizie

The rise of autism. Articolo dell'Economist. Parte II

The rise of autism. Articolo dell'Economist. Parte II

I casi di bambini affetti dal disturbo dello spettro autistico sono in aumento in tutto il mondo. Perchè e cosa può essere fatto per migliorare la vita di queste persone?

Anche se vengono osservati e trattati fin dalla prima infanzia i bambini autistici spesso vivono l'inizio del percorso scolastico in maniera traumatica. Il Sig. Schindler (vedi parte uno) racconta che, durante il suo periodo scolastico, ha sempre evitato i rapporti con i compagni e ha sempre cercato di evitare le discussioni in classe. Un sondaggio condotto da Interactive Autism Network, un gruppo di ricerca americano, ha scoperto che le probabilità di essere bullizzati da parte di bambini autistici risulta essere tre volte superiore a quella dei bambini non-autistici: l’insieme di questi fenomeni porta molti ragazzi autistici all’esaurimento. In Francia, ad esempio, l’87% inizia il percorso scolastico con la scuola primaria ma solo l’11% prosegue gli studi alla scuola secondaria inferiore e soltanto l’1% di questi arriva alla secondaria.

In diversi paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, vengono spesso istruiti in scuole convenzionali e pubbliche ma viene offerto un aiuto extra grazie all’ausilio di terapeuti e insegnanti specializzati. Le istituzioni generalmente preferiscono questo approccio perchè è più conveniente che istituire scuole specializzate mentre le famiglie, di norma, preferiscono che i propri figli siano educati a fianco di bambini non autistici. L’integrazione tuttavia può essere difficile.

In un sondaggio della NASUWT, l’unione inglese degli insegnanti, il 60% dei membri ha dichiarato di non essere adeguatamente preparato ad insegnare ai bambini con autismo mentre tre quarti dei genitori dei bambini autistici del Regno Unito hanno evidenziato le difficoltà nell’ottenere il sostegno di cui questi bambini hanno bisogno.
Insegnare ai bambini autistici può essere molto costoso. La scuola elementare di Netley, a Londra, prevede un programma per bambini autistici tra i 3 e gli 11 anni provenienti dalla classi alte. Questa scuola riceve sovvenzioni per un totale di 22,500 £ ad alunno, molto più di quanto viene assegnato alle altre scuole d’Inghilterra e ci sono 16 addetti ogni 24 alunni rispetto alla media nazionale di 1 a 17. In questo istituto gli insegnanti spesso lavorano con i ragazzi individualmente. 
La scuola può essere un momento difficile nella vita di un ragazzo autistico ma per molti è ancora peggio quando finisce. Uno studio dell’A.J. Drexel Autism Institute in Philadelphia ha dimostrato come, durante gli anni ‘20, solo il 19% degli autistici americani vivesse in modo indipendente, lontano dai genitori. Molti sono tuttora isolati dalla società: lo scorso anno uno su quattro ha dichiarato di non aver visto amici ne di avere ricevuto inviti ad eventi. Alcune persone autistiche preferiscono la propria compagnia a quella di altri ma si dichiarano poi infelici mentre è stato evidenziato da uno studio britannico come le persone definite ‘Asperger’ (per saperne di più clicca qui) abbiano il 10% di probabilità in più di suicidarsi rispetto alla popolazione generale. 

Per vivere in modo autonomo le persone autistiche hanno bisogno di posti di lavoro ma le prospettive non sono rosee. Non esistono studi accademici sui tassi di disoccupazione globale per adulti non esistono tuttavia l’ONU stima che l’80% di questi non lavora. 
Un sondaggio del Britain’s National Autistic Society, un’organizzazione benefica, dice che solo il 12% degli autistici ad ‘alto funzionamento’ lavora a tempo pieno mentre solo il 2% delle persone con difficoltà maggiori lavora. 

La formazione al lavoro, l’allenamento delle competenze e la psicoterapia potrebbero aiutare. Uno studio americano ha riscontrato che l’87% dei ragazzi autistici che hanno ricevuto assistenza per trovare lavoro ne ha poi trovato uno mentre solo il 6% di coloro che non hanno ricevuto l’assistenza ha avuto successo. Ma, nella maggior parte dei paesi, i servizi terminano insieme al percorso scolastico obbligatorio. 
 

Articolo pubblicato il 16-04-2016 dall'Economist, tradotto e commentato da Gianluca Pedemonte

Se siete interessati alla terza parte e non riuscite ad aspettare potete trovare la versione integrale qui

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Scienza&Società